Lo spettacolo
Immaginato per essere raccontato dentro un ricostruito Globe Theatre, teatro simbolo della produzione shakesperiana, lo spettacolo flirta con la grande tradizione del teatro popolare. Semplicissimo nella sua struttura che si basa sul lavoro si un nutrito gruppo di attrici, lo spazio sostanzialmente vuoto e uno skyline scenografico che allude al grande teatro elisabettiano, conta sull'alternanza di racconto e musica, comprende parti coreutiche,e si rivolge al pubblico con la semplicità e l'energia della sua narrazione.
Recitato da un cast interamente femminile, che prevede donne di ogni genere ed età, il testo gioca con l’identificazione, con il genere e con il teatro di Shakespeare. Ad interpretare Emilia sono 3 attrici che attraversano il ruolo in tre diversi momenti della sua esistenza introducendo un principio antinaturalistico nell'impianto. Inoltre tutti i ruoli, compresi quelli maschili, sono giocati da attrici, capovolgendo con ironia la prassi elisabettiana di fare interpretare ogni ruolo ad attori maschi. Molti dei momenti salienti fra Emilia e Shakespare sono passaggi presi dai personaggi delle opere più famose: Petruccio e Caterina, Rosalina, Giulietta. Questa originalità strutturale apre alla possibilità di uno spettacolo corale dall’impianto inconsueto e molto emozionale, che si concede anche un momento di “teatro nel teatro” quando Emilia assiste alla prima rappresentazione dell’Otello al Globe.
Ma la nota più vibrante dell’opera è il continuo contatto con il pubblico, che come nel miglior teatro popolare si concede un confronto reiterato, un continuo riportare allo sguardo contemporaneo fatti accaduti 500 anni fa, fino al finale tragico che giustifica un ultimo monologo incendiario, del quale è protagonista la rabbia, sentimento prezioso da coltivare e proteggere, dice Emilia, perché è il motore di ogni cambiamento e di ogni rivoluzione.
