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Terra promessa

NOTE DI REGIA

'La terra promessa' è un gioco di attori, 4 protagonisti in grado di giocare con ironia tagliente su un tema caldo come quello dell'Apocalisse climatica, senza perdere nulla del potere incantatorio e catartico della commedia surreale né alcuna occasione per volere bene a questi personaggi, sotto gli occhi dei quali scorre, come in un campionario di viltà, l'umanità intera, paese per paese, con i vizi che sono loro proverbialmente propri.

Ma per quanto l’argomento della storia sia drammaticamente serio non bisogna fare l’errore di ignorare il tono farsesco proposto dall’autore che nei momenti in cui si immalinconisce della consapevolezza di danzare sulla tragedia trova il suo punto di equilibrio più misterioso, a volte sfacciatamente comico ma capace di vere e proprie vertigini.

Con un piglio scorretto e battute folgoranti, come quando allude all’Olocausto paragonandolo ad una muta da sub, Clua rivendica la necessità di un cambio radicale di pensiero; i modelli che hanno caratterizzato la storia dell’umanità fino al XX secolo rischiano di non funzionare più, e ciò che ha reso possibile vivere nell’illusione di un significato, o di una soluzione da ricercare nell’epica, nella musica o nella poesia, sta per essere spazzato via dall’acqua.

 

E’ perciò che abbiamo pensato ad un impianto che capovolgesse il punto di vista, stravolgendo il modo consueto di vedere le cose; una cartina geografica del globo terraqueo sotto i piedi, gli attori attraversano i continenti in pochi passi; si appoggiano al Canada per discutere con i delegati, salgono sulla Cina come su un terrazzo per riflettere, gettano i rifiuti in Grecia, trasformata nel cestino della carta straccia globale. Gli uffici delle Nazioni Unite, location simbolica di innumerevoli discussioni, dove scorrono deliranti incontri con le tante delegazioni che potrebbero, ma per un motivo o per l’altro non riescono, a destinare una terra ad un popolo naufragato in mare, è raccontata attraverso un gioco a due dimensioni; mentre alcune nazioni diventano, sviluppando in altezza, i tavoli e le sedute degli interni, la visione dall’alto, realizzata attraverso videocamere cinematografiche, proietta su schermi led l’immagine paradossale di uomini che calpestano le terre e i mari, con l’arroganza tipica della nostra razza nei confronti della natura.

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